Nel mondo del design, ricevere un riconoscimento è sempre motivo di orgoglio. Ma ci sono premi che valgono di più, perché confermano non solo la bellezza di un prodotto, ma la grandezza di una visione.
Con Azzurra Ceramica, abbiamo recentemente vinto l’Archiproducts Design Award 2025 con il lavabo Iride.
Guardando questo lavabo, con la sua forma che ricorda un occhio che si apre sul mondo, vedo molto più di un oggetto di design ben riuscito. Vedo la sintesi perfetta del percorso che la nostra azienda ha intrapreso: unire la solidità di quarant’anni di storia con l’energia e la creatività dei giovani talenti.
La genesi di Iride, tra scultura e funzionalità
Iride nasce dalla matita di Alessio Casciano: un giovane designer che rappresenta esattamente il tipo di professionista su cui Azzurra vuole investire.
Spesso si dice che le aziende storiche debbano innovare. Per me, “innovare” non significa solo testare nuovi processi e materie prime, ma vuol dire anche avere il coraggio di aprire le porte a chi guarda il mondo con occhi diversi dai nostri. La collaborazione con Alessio parla di tutto questo.
Iride non è un lavabo convenzionale. Ispirato alle antiche vasche lavamano, è un lavabo dalle linee contemporanee con una caratteristica distintiva: due appendici laterali che ampliano l’area di raccolta dell’acqua, estremamente funzionali.

3 domande ad Alessio Casciano, designer di Iride
Ma cosa succede quando un’azienda consolidata incontra un giovane designer? Ho voluto lasciare la parola direttamente ad Alessio, per raccontare come è nato questo dialogo creativo.
Qual è stato il tuo percorso di studi e come nasce la tua passione per il design?
Fin da bambino ho sempre amato disegnare ed è stato naturale inserirmi in un percorso di studi come quello del liceo artistico, in cui ho avuto l’occasione di scoprire le “arti applicate”.
Terminato il liceo decisi di proseguire i miei studi tentando l’ingresso all’università in disegno industriale. Purtroppo non riuscii ad accedere alla facoltà per ben due volte, fino a che (per non prendermi un secondo anno sabbatico) mio padre accolse la mia richiesta di visitare un’università privata che offriva un percorso di studi simile.
L’anno sabbatico trascorso fu un enorme momento di formazione, perché lo trascorsi tra la carrozzeria di mio padre ed un’azienda di modellistica che si trovava proprio lì vicino. Alternando questi due ambienti, ad appena 19 anni ho avuto la possibilità di fare piccoli lavori con torni, frese e approcciare a vari materiali industriali, oltre che alla verniciatura e alla rifinitura che sono la base della carrozzeria.
Questo “plasmare la materia” mi riusciva in modo naturale e mi sentivo fortemente attratto da questi procedimenti lenti e riflessivi… capii che la strada giusta era questa.
Durante il percorso di studi all’ università conobbi due docenti, che successivamente sono stati miei mentori e che oggi ritengo amici, Silvana Angeletti e Daniele Ruzza per il quale ho lavorato il primo anno dopo la laurea. All’epoca loro erano i direttori artistici e avevano già disegnato molti prodotti per Azzurra Ceramica.
Come è nata l’idea di Iride e, soprattutto, come l’hai presentata ad Azzurra?
L’idea è stata quella di reinterpretare la ciotola aggiungendo due appendici laterali che ampliano l’area di raccolta dell’acqua. Su questa base si innestano la struttura metallica, che richiama le vasche lavamano del passato, e il mobile in legno che completa la forma scultorea del lavabo.
Due strutture diverse, ma complementari, pensate per adattarsi a molteplici contesti.
La fase di progettazione è stata davvero istintiva.
Avevo in mente un’idea molto chiara della funzione di questo lavabo, ma non sapevo ancora che forma dovesse prendere, In questo mi ha aiutato realizzare degli schizzi su carta per definire proporzioni e forme generiche. Successivamente mi sono presentato in azienda con un prototipo in scala reale del prodotto e dei render per dare l’idea delle finiture. Il lavandino è piaciuto subito ad Azzurra che in poche settimane mi ha chiesto di realizzare 3 prototipi da esporre al CERSAIE 2024 e presentare il progetto nella sua interezza. Ho realizzato personalmente questi prototipi grazie ai miei “trascorsi artigianali” e devo ammettere che vederli presentati durante una rassegna così importante per il settore dell’arredo bagno ha fatto un certo effetto.
Il nome IRIDE nasce da due fattori: il primo è che guardando l’oggetto dall’alto si notano subito due forme concentriche , una più ellittica e una piu circolare, che danno proprio l’idea dell’iride incastonato nelle palpebre.
Mentre la seconda era la mia volontà di realizzare il lavabo in moltissime colorazioni,e in effetti la parte colorata degli occhi è proprio l’iride.
Da giovane designer, come hai vissuto l’impatto con una realtà industriale complessa come quella di Azzurra Ceramica?
Ho trovato un’azienda con radici profonde e una grande storia. Ma la cosa più bella è stata la sinergia con l’ufficio tecnico. Il mio credo è che un designer non debba solo risolvere problemi, ma evitare di crearne in produzione. Avendo lavorato in officina, capisco le criticità di chi deve realizzare il pezzo. Empatizzare con i processi produttivi e con le persone che lavorano dopo di te è fondamentale: è un gioco di squadra.
Investire nel talento è il vero design
Parlando con Alessio, si capisce perché Iride ha vinto. C’è l’estetica, certo, ma c’è anche la profonda comprensione della materia.
Come CEO, la mia soddisfazione più grande è vedere che Azzurra Ceramica continua ad essere un terreno fertile. Un luogo dove giovani designer possono trovare non solo ascolto, ma la capacità (e la volontà) di trasformare quell’idea in un prodotto premiato a livello internazionale.
Il premio Archiproducts lo dedico a tutta la squadra Azzurra e ad Alessio. Continueremo a lavorare così: con i piedi ben piantati nella nostra tradizione ceramica e lo sguardo rivolto al futuro.

